VARIE: Rock and Fiocc presenta... I costumi dei film degli anni '30

lunedì, dicembre 05, 2016

Oggi Blog frivolo per gente seria ospita un post realizzato appositamente dalla mia amica Giulia Torelli del sito Rock and Fiocc  (se volete date un'occhiata al suo bellissimo blog nel quale troverete articoli molto interessanti e divertenti su film, libri e moda). 
Giulia oggi ci propone una carrellata dei costumi nei film degli anni '30, in particolare quelli con Marlene Dietrich, Ginger Rogers e Katharine Hepburn.
Vi ricordo inoltre che ai film musicali di Ginger Rogers ho dedicato questo post.

Shanghai express - 1932
Il film è un melodramma interamente concentrato sulla protagonista, Marlene Dietrich, una prostituta d’alto bordo rappresentata come un “ideale inarrivabile del desiderio”, una donna misteriosa, intrigante e affascinante, avvolta in strati di seduzione e glamour. L’immagine dell’attrice nel film non era distante da quella che la casa di produzione voleva comunicare nella vita reale, il “pacchetto Dietrich” era infatti stato coltivato con cura dal regista Josef von Sternberg, che la diresse in 7 film, e dal costumista Travis Banton
Banton era stato il capo costumista della Paramount dal 1927 al 1938 e aveva disegnato i costumi di oltre 100 film. La figlia della Dietrich, Maria Riva, ricorda che “lavoravano anche 12 ore al giorno. Mia mamma non era mai stanca, cose come mangiare, andare in bagno e riposare non erano contemplate mentre Banton preparava i costumi per un film”. Al contrario di Adrian, l’altro costumista in voga al tempo, Banton preferiva uno stile più semplice con contrasti sottili. L’ufficio pubblicità della Paramount fece in modo che fosse sempre disponibile per dare consigli di stile ad un pubblico femminile adorante, che andava al cinema appositamente per vedere i suoi costumi indossati dalle star del momento.
Magdalen, interpretata dalla Dietrich, indossa per tutto il viaggio abiti scuri, con dettagli di pelo, piume, accessori in pelle e perle.

Top hat (Cappello a cilindro) - 1935 
Il film più famoso della coppia Astaire e Rogers è diventato iconico anche per i meravigliosi costumi che vi appaiono. Fred Astaire scelse personalmente i suoi abiti per il film, come era solito fare. La moda degli anni '20 fu largamente influenzata dall’attore, che si rifiutava di indossare abiti rigidi, con colli di celluloide e dettagli aristocratici. I suoi smoking dovevano permettergli di muoversi. Quello che indossa nella scena di ballo "Isn't It a Lovely Day (to be Caught in the Rain)" è uno standard di stile che ancora oggi viene copiato: Giacca di tweed con spalle morbide, camicia button-down, cravatta a righe, pantaloni di flanella grigi, fazzoletto da taschino in seta e scarpe in camoscio.
Ginger Rogers lavorò fianco a fianco con il costumista Bernard Newman per il film, tanto che disegnò personalmente il suo abito di piume che indossa per il numero "Cheek to Cheek”. Fred lo vide solo quando si trovarono a girare la scena (di solito aveva l’ultima parola sui costumi di tutti) e le piume cominciarono a volare dappertutto, tanto che Fred si alterò talmente tanto che la madre di Ginger dovette intervenire per calmarlo. Da quel momento, le piume vennero assicurate al vestito ma se ne possono vedere alcune volare durante il ballo e per terra alla fine della scena. Fred cominciò a chiamare Ginger “Feathers” (piume) da quel momento in poi.
Degni di nota anche i vestiti da camera di Ginger, come le vestaglie in seta e quella di ispirazione cinese, e il meraviglioso abito con brillantini e fiocchi con stola abbinata.
Bernard Newman cominciò la sua carriera nella moda come vetrinista da Bergdorf Goodman a New York fino a diventare il capo designer del negozio. Da lì costruì una rete di clienti celebri che compravano i suoi vestiti. Newman rimase a New York fino al 1933, quando venne chiamato ad Hollywood per diventare il capo costumista alla RKO, dove lavorò per 4 anni, prima di tornare al suo post da Bergdorf.
Newman e Ginger avevano un bellissimo rapporto lavorativo. Lui iniziava il processo di design chiedendole cosa voleva e pensavano insieme ai vestiti. Sapeva che doveva ascoltare la sua opinione di ballerina per disegnare capi adatti alla pista da ballo, e sapeva che le performance di ballo sarebbero state migliori se l’attrice si fosse sentita al suo meglio. Ginger aveva un corpo pazzesco e tutti gli abiti erano tagliati su misura per lei da Marie Ree, la collaboratrice fedele di Newman, che faceva in modo di darle la massima libertà di movimento.

Roberta - 1935
Un altro esempio perfetto di un film dove i costumi giocano un ruolo importante è Roberta, del 1935, con Irene Dunne, Fred Astaire, Ginger Rogers e Randolph Scott. Il costumista del film è ancora Bernard Newman, fatto venire dalla RKO Pictures sotto raccomandazione della Dunne. Il budget per i costumi era enorme per i tempi, 250.000 dollari.
Ginger Rogers dice del film nel suo memoir: “grazie agli abiti meravigliosi disegnati dal mio stilista preferito, Bernard Newman, e bellissime canzoni sulle quali ballare, mi sono divertita da morire a girare questo ruolo. I vestiti di Bernard per me e Irene erano bellissimi. L’abito di lamé dorato che ho indossato per il numero “I Won’t Dance” era un abito che ho comprato a New York. E’ stata la prima volta che ho indossato un mio capo personale per un film, e probabilmente è accaduto perché Bernard l’ha disegnato.
Per il numero “Smoke Gets in Your Eyes” ha creato un abito in satin lungo e nero, con un meraviglioso gioiello finto che cadeva sul petto. Gli uomini commentavano sempre quel vestito: in effetti non ho mai incontrato un uomo che non l’avesse apprezzato”.
Particolarmente degna di nota anche la sfilata di moda che avviene nel negozio di abbigliamento durante il film.

Swing time (Follie d’inverno) - 1936

Il costumista del film era di nuovo Bernard Newman e l’abito di punta della pellicola è quello che appare nella scena "Waltz in Swing Time": era fatto di organza rosa, con ruches sulle maniche, un orlo che sembra fatto di petali di fiori, 30 bottoni coperti nel corpetto e una cappa abbinata. 
Un altro abito del film, quello della scena "Never Gonna Dance"  è forse il più sexy che Ginger abbia mai indossato, con brillantini sulla profonda scollatura e un lungo mantello leggero. Era così bella e leggiadra da vedere che nessuno potrebbe immaginare che la scena necessitò di più di 49 riprese prima di essere approvata e che i piedi di Ginger sanguinavano.

Holiday (Incantesimo) - 1938
Holiday è il film grazie al quale ci facciamo un’idea di quello che sarà lo stile di Katharine Hepburn per tutta la sua vita. Il costumista era Robert "Bobby" Kalloch, che disegnò i costumi delle due protagoniste, Doris Nolan e Katharine Hepburn, che interpretano la parte di due sorelle molto diverse tra loro. 

Julia (Doris) è molto femminile, ama vestirsi e mostrare al mondo il suo benessere con gioielli e pellicce. Linda (Katharine) si veste in modo mascolino, con bluse e gonne o addirittura pantaloni. Può indossare un cappotto di pelliccia, ma in modo sempre molto casuale.
Anche il suo abito da sera durante la festa per il nuovo anno è molto semplice e in contrasto con quelli delle altre invitate. I costumi evidenziano il fisico alto e snello di Katharine Hepburn, senza troppi orpelli ma con dettagli che fanno la differenza, come dettagli sulle spalle.


 
Bringing up baby (Susanna) - 1938
Katerine Hepburn interpreta in questo film un'ereditiera, Susan, stravagante e capricciosa. I costumi vennero disegnati da Howard Greer, designer che iniziò la sua carriera a Parigi da Lucile, Paul Poiret e Molyneux e che poi diventò il costumista della Paramount. Il guardaroba che disegnò per Katharine nel film puntava ad enfatizzare la sua origine aristocratica ma anche il suo lato eccentrico, grazie a veli e vestaglie decorate, ma anche tuniche e pantaloni per stare in casa.
Bellissimi in particolare due capi: la vestaglia da camera di tulle bianca e l’abito argentato lungo che Katharine indossa così bene.
Questo abito sarà uno dei protagonisti del film: Cary Grant in una scena ne calpesta casualmente lo strascico e stacca il pannello posteriore, rivelando la biancheria di Katharine. A quanto sembra la scena fu ispirata da un evento veramente accaduto: mentre visitava il Roxy Theatre a New York, Cary Grant notò il direttore del Metropolitan Museum incastrarsi con la zip dei pantaloni nell’abito della moglie. La coppia dovette recarsi nell’ufficio della direzione perché qualcuno li separasse con le pinze.

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